TORINO, CULLA DEL REBUS MODERNO (Orofilo)

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TORINO CULLA DEL REBUS MODERNO

La nostra storia comincia nel 1848, anno di grandi rivoluzioni e sconvolgimenti.
Le idee libertarie francesi portarono in Europa un sentimento di rivolta contro le vecchie monarchie totalitarie.
I caffè e gli altri luoghi di aggregazione furono i luoghi dove si formò una nuova opinione pubblica.
Nel 1848 la popolazione a Palermo insorse contro Ferdinando II.
A Milano le famose Cinque Giornate, la Prima Guerra d’Indipendenza nazionale.
Nel Regno di Sardegna Carlo Alberto lo stesso anno firmò lo Statuto Albertino che diverrà la costituzione del Regno d’Italia.
Questo statuto concesse una larga libertà di stampa.
Ciò portò il Piemonte e Torino ad essere al centro della vita politica e culturale italiana.
Molti emigrati politici e intellettuali arrivarono a Torino. Molti erano i periodici pubblicati.
Tanti vivevano per merito di mecenati, altri erano finanziati dallo Stato.
Un po’ tutte le tendenze politiche vi erano espresse.
Il Fischietto esordisce nel 1848 come tri settimanale umoristico e satirico caricaturale.
Aveva tendenze liberali – moderate, e anticlericali, sostenitore della politica di Cavour e da lui finanziato dopo l’Unità.
Precursore del Fischietto fu nel 1830 “La Caricature” di Charles Philippon, primo giornale caricaturale politico, favorito dall’introduzione, in Francia, della libertà di stampa.
Altro giornale simile al Fischietto edito dal 1832 fu Le Charivari.
Sebbene vi fossero già stati altri fogli umoristici, come ad esempio “Lo Spirito Folletto” a Milano, Il Fischietto è considerato uno dei più importanti del suo tempo.
Stampato in maniera accurata, con l’impiego di materiali di ottima qualità, dal profilo culturale medio alto, dal caro prezzo, si rivolgeva ad un pubblico alto borghese.
Fu finanziato dall’anticlericale avv. Nicolò Vineis e illustrato all’inizio dal caricaturista Icilio Pedrone capostipite dei futuri caricaturisti risorgimentali.
Per il suo carattere irriverente verso ogni schieramento politico venne vietato praticamente ovunque, al di fuori del regno Sardo.
L’Austria ne vieterà la diffusione con un editto che sarà in vigore fino al 1916. Nel 1850 esordisce Francesco Redenti, un patriota profugo emiliano rifugiatosi in Piemonte, direttore dal 1855 fino al 1876, detto il “Nestore dei caricaturisti italiani”.

Un esempio di caricatura dal Fischietto (1852):

caricatura-di-redenti-1852

In questa caricatura è  raffigurato l’allora sindaco di Torino Giorgio Bellono accusato di sostenere i clericali.
Mentre cavalca una specie di chinea (il il tributo che il re di Napoli pagava allo Stato Pontificio per il privilegio che il pontefice disponeva in quanto detentore dei diritti feudali sul regno di Napoli. Era un cavallo bianco cavalcato del re di Napoli che portava il tributo annuale, segno di sottomissione).
Qui il Bellono cerca di spegnere la fiamma della libertà, in barba allo Statuto Albertino.
Il suo codino viene bruciato da un monello che vuole rappresentare Il Fischietto)

Rebus di Redenti 1852:

rebus-di-redenti-1852

Azeglio, si tra T; TI en col contrabbasso
Azeglio si trattien col contrabbasso

Galvagno; É caccia tordi; portafoglio
Galvagno è cacciator di portafoglio

Cavour, Ci; man dà coll; imposte; A basso
Cavour ci manda coll’imposte a basso

infine viene rappresentato il giornale Fischietto con la chiave in cui fischia:

Il Fischietto; ri; sponde; oche; cuccagna
Il Fischietto risponde o che cuccagna!

Giorgio Ansaldi (Dalsani). Ingegnere, nato a Mondovì nel 1844.

ritratto-di-dalsani

Cominciò a collaborare al Fischietto nel 1870, invitato dall’allora direttore Camillo Marietti (Camillo).
Questo ritratto apparve sul mensile enigmistico La Sfinge d’Antenore, anno 1886. Praticamente sostituì il Redenti come rebussista.
Appassionatissimo al gioco secondo il parere di Orofilo fu l’inventore del rebus-vignetta, cioè del rebus che veniva presentato come un’illustrazione unica mentre prima era costituito da chiavi che non avevano rapporti tra di loro.

Il primo esempio è da me ritenuto il seguente pubblicato su Il Fischietto nel novembre 1875:

il-fischietto-2
Ma l’anno 1875 è importante anche perché a Torino usci il primo numero de “La Gara degli Indovini” mensile che verrà pubblicato regolarmente fino al 1900. L’editore fu Speirani, legato agli ambienti clericali di Torino.
Il primo direttore fu Cesare Galeazzi (di cui si sa molto poco) che convinse l’editore a far uscire un giornale di sola enigmistica, il primo a Torino.
Il mensile ebbe una grande diffusione anche perché veniva dato in dono agli abbonati di altre pubblicazioni dello stesso editore come “Il Giovedì” e “Silvio Pellico” .
Il Tolosani definì Cesare Galeazzi il “creatore del rebus illustrato moderno” ma io dissento perché a mio parere il rebus vignetta venne ideato da Giorgio Ansaldi (Dalsani).
Il primo rebus vignetta su una rivista di enigmistica classica, cioè “La Gara” venne infatti pubblicato solo nel novembre1876, inciso dal Galeazzi ma firmato dal prof. Modestino Venga ed è questo:

amor-che-nella-mente

Esso si risolve A M orche, nella M Ente mira Giona = Amor che nella mente mi ragiona (famoso verso dantesco).
In realtà ancora per anni il vecchio tipo di rebus veniva alla luce alternato con il nuovo.
Nel numero dopo apparvero due rebus alla vecchia maniera ma con tendenza ad una certa unitarietà almeno grafica con firma Cesare Galeazzi e Modestino Venga:

gara-dicembre-1876

Quello di sinistra si risolve: FUG in O, Di scendente Di P e R; capponi = Fu Gino discendente di Pier Capponi.
Quello di destra: L E P auree L e S Ci A; G U re fanno su dardi Gennaio = Le paure e le sciagure fanno sudar di gennaio.
D’altra parte su Il Fischietto nello stesso anno Dalsani alternava anche lui rebus più all’antica e rebus più moderni.
Questo è sempre del Prof Venga, forse l’autore migliore dell’epoca, pubblicato nel settembre 1876:

fischietto-settembre-1876

Si risolve: d’O V è; NO nere: gola NON; Ci sta fra Ti = Dove non è regola non ci sta frati.
Nel 1877 la Gara per merito del Galeazzi pubblicò quasi tutti rebus vignetta.
La presentazione grafica, staccatasi dalle forme antiche, si può considerare omogenea, ammaliante e originale.
Purtroppo la tecnica lasciava molto a desiderare.
Questo tratta dalla Gara del luglio 1877 è uno dei meno peggio:

gara-luglio-1877-copy
Quasi tutti presentavano pittografie e grossolane equipollenze.
Questo è corretto nella prima parte mentre scade nella seconda.
La soluzione è una citazione dantesca (Inf. Canto XXXIII): son fra TE alberi G oche; P R e N DO dattero, P e R figo =Son frate Alberigo che prendo dattero per figo.
A questo punto qualcuno potrebbe chiedere, qual era la situazione del rebus sulle riviste classiche italiane?
Guido Iazzetta nella sua lodevole bibliografia delle riviste classiche cita solo 3 riviste antecedenti alla Gara degli Indovini: L’Aguzzaingegno di Milano pubblicato dal 1866 al 1868, Il Passatempo di Bologna pubblicato dal 1867 al 1868 e Lo Sciaradista di Osimo, il primo settimanale di enigmistica italiano pubblicato dal 1869 al 1870.
Io ho potuto esaminare solo quest’ultimo che possiedo quasi per intero in cui vi sono rarissimi rebus all’antica ma non ho potuto consultare gli altri due che non ho mai visto.
Non credo, comunque che vi fossero rebus- vignetta.
Cesare Pardera (Ciampolino) nel suo fondamentale studio “Il rebus e la crittografia” studio storico-critico pubblicato coi tipi del Labirinto in due volumi nel 1989 non considera le riviste prima della Gara ma purtroppo neppure il Fischietto.
Sfogliando le riviste dell’epoca in mio possesso non ho trovato niente di interessante nell’Aguzzaingegno di Piacenza pubblicato tra il 1877 e il 1878 mentre ho trovato due rebus-vignetta nella Ricreazione di Firenze del 1877.
Indovinate chi ne fu l’autore? Ma il nostro ineffabile prof. Modestino Venga di Avellino, sempre lui.
Questo che vi presento è lodevole quasi per intero:

ricreazione-1877
Si risolve così: fiume F; Uri; OSO TOS tori S CHI ara = Fiume furioso tosto rischiara.
Lo stesso anno Cesare Galeazzi convince l’editore Speirani a pubblicare una splendida “Strenna” della Gara degli Indovini, una pubblicazione bellissima, con un’antiporta a colori, fuori testo, disegnata da Dalsani col testo inquadrato e molti rebus protetti da veline:

antiporta

 Anche qui i giochi di vecchio tipo si alternano con i nuovi rebus-vignetta.
Uno di questi di Cesare Galeazzi è il seguente:

la-caccia

Si risolve così la (nota la); caccia allo struzzo; è in Algeria un Pi A C è re; d’E I; ricchi = La caccia allo struzzo è in Algeria un piacere dei ricchi.
Lodevole la presentazione grafica unitaria e la realizzazione grafica, purtroppo però la tecnica è piuttosto scadente con il ricorso ripetuto alla pittografia (la caccia allo struzzo è tutta rappresentata).
La strenna bellissima era anche però molto cara, 12 lire, tantissimo per l’epoca e rimase invenduta.
Per ciò l’editore Speirani litigò col Galeazzi, colpevole di averla perorata, che si dimise passando alla concorrenza anticlericale.
Messosi d’accordo con il Dalsani andò a dirigere un nuovo mensile di enigmistica: L’Enigma (1878-1880).
Il programma dell’Enigma era ambizioso: pubblicare ogni mese una grande tavola fuori testo con rebus vignetta dei migliori autori.
E in effetti posso dire, senza essere smentito, che nessun altra rivista mai più pubblicò una serie di rebus così belli dal punto di vista grafico.
Sono 36 tavole in 3 anni di pubblicazione, tutte disegnate da quel mago della matita che era Giorgio Ansaldi.
Vediamone alcune:

fattore-fatto-re-1878
F attore, F attore = Fattore fatto re, pubblicato nel 1878, ottimo per tecnica e realizzazione, frase fatta (modo di dire).

un-arcano-e-l-cor-vostro-o-donne-care-1878

Un arca; Noè ‘l; corvo ST; ROO donne; C are = Un arcano è ‘l cor vostro, o donne care apprezzabile per l’accostamento “arca” e “Noè” e per la frase finale ma inficiato dalla chiara equipollenza delle “donne”.

i-morti-non-tornano-1879
IM OR tino NT ornano = I morti non tornano è esente da pittografie anche se sovrabbondano i grafemi, frase finale eccellente, realizzazione grafica superlativa. [Maliarda 1879] un esempio di logogrifo illustrato.
Il logogrifo, gioco ormai non usato, era di solito svolto in versi. Esso consisteva in un “totale”, una parola di solito piuttosto lunga, in questo caso la maliarda, al centro, e da una serie di altre parole dette “parti” che erano composte da alcune lettere del totale, in questo caso: mali, ara, dama, armi, ali, lira, ara, rami.
Risolveva il gioco chi riconosceva il totale e tutte le parti.

tremo-nellincerto-1880
Tre monelli NC e RTO = Tremo nell’incerto, in cui è ottima la chiave “tre monelli” con tanti grafemi però, ottima la realizzazione grafica e la frase risolutiva.

avversar-i-tempi-e-vano-1880
AV versa R; item; pievano = Avversar i tempi è vano, tecnicamente valido per l’ottima cesura in “pievano”, l’escamotage dell’ “item” (scritto nel breviario, item in latino come sappiamo vuol dire “anche”, “pure”), ottimo per la frase e la realizzazione in cui un prete un po’ gaudente sorride soddisfatto alla giovane che gli versa da bere.
Con questa nota maliziosa, sicuramente voluta dall’anticlericale Giorgio Ansaldi, chiudo questa antologia.
Veramente con Dalsani e Cesare Galeazzi il rebus aveva raggiunto degli ottimi livelli, soprattutto dal punto di vista grafico.
L’accurata presentazione delle vignette era la prova del grande apprezzamento di cui il rebus godeva in quel periodo a Torino.
Per motivi imprecisati l’Enigma nel dicembre del 1880 chiuse ma i suoi lettori, nell’ultimo numero, furono invitati ad abbonarsi a “La Luna”, settimanale umoristico, di satira sociale, di teatri ecc. diretto da Dalsani.
Questo giornale, dato in dono agli abbonati del Fischietto, per moltissimi anni, almeno fino al 1912, continuerà a presentare un numero mensile quasi completamente dedicato all’enigmistica, e per ciò considerato una vera e propria rivista specializzata.
Vi apparvero, tra gli altri giochi, bellissimi giochi illustrati realizzati da Dalsani ma anche da altri ottimi disegnatori tra cui Luigi Sapelli (Caramba), Arturo Calleri (Caronte).
Anche il Fischietto, settimanalmente, pubblicò per tantissimi anni, almeno fino agli inizi del Novecento, un rebus a mezza pagina disegnato dal Dalsani.
Anche in questo caso si tratta di una serie interessantissima di rebus non ancora bene studiati, e neppure visti, data la rarità delle annate di questa rivista tra il 1880 e gli inizi del Novecento.
Di Cesare Galeazzi si persero le tracce tuttavia forse fu proprio lui a convincere Dalsani a puntare sul rebus vignetta che è il capostipite del nostro rebus attuale.
Senza questi personaggi noi forse non saremmo oggi qui perché l’evoluzione del gioco del rebus con queste caratteristiche è avvenuta solo in Italia e non in altri paesi dove il rebus, rimasto ancorato alle antiche tecniche, non ha saputo progredire ed è caduto praticamente nel dimenticatoio.
Mi è sembrato giusto, dunque, dare merito a chi ha pensato per la prima volta il rebus moderno, proprio qui, a Torino, e ricordare questi nostri vecchi colleghi in occasione di questo congresso.
Un grazie a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di seguirmi.

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